FATTORE FORTUNA di RICHARD WISEMAN

Fattore fortuna

Poco tempo fa mi è capitato tra le mani questo libro: Fattore fortuna, di Wiseman, un noto psicologo inglese. Wiseman ha iniziato circa 10 anni fa una ricerca per cercare di capire cosa distingue le persone che si reputano fortunate da quelle che invece si considerano sfortunate in tutti i campi della vita, quindi non certo solo nel vincere al lotto, ma nell’incontrare le persone giuste, cogliere le migliori opportunità.

Può darsi che consideriate questo argomento una stupidata, come pensavo io inizialmente. Leggendo il libro mi ha stupito però l’approccio “scientifico” usato da questo psicologo. La ricerca è infatti proseguita per oltre dieci analizzando il modo di pensare e il comportamento di centinaia di individui appartenenti a una delle due categorie.

In questo riassunto non vi racconto tutte le sue ipotesi iniziali fallite e i metodi attuati, ma mi limiterò a esporre le conclusioni a cui Wiseman è giunto, cioè l’individuazione di 4 macro principi (e relativi sottoprincipi) che differenziano i fortunati nella vita dagli sfortunati, con i relativi esercizi per passare da una situazione all’altra. Ogni affermazione che qui faccio ha nel libro una consistente dimostrazione empirica, perciò non sono frasi campate per aria come potrebbe sembrare a una prima impressione..

Principio numero 1:

Cogliere al volo le opportunità offerte dal caso

I fortunati creano, notano e afferrano le opportunità fortuite della vita. Perchè i fortunati incontrano persone piacevoli alle feste e trovano le occasioni per cambiare in meglio le situazioni? Wiseman individua nella personalità uno degli aspetti che più distinguono le due famiglie di persone. Secondo la teoria dei Big Five la personalità è comporsta da 5 tratti:

*

coscienziosità (il grado di autodisciplina, di forza di volontà)
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gradevolezza (disponibilità ed empatia verso il prossimo)
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estroversione (chiaro, no?)
*

nevroticismo (livello di ansia, nervosismo)
*

apertura mentale (disponibilità verso nuove esperienze)

Secondo le ricerche di Wiseman nell’analisi de i primi due punti non si notano grosse differenze, cosa che invece avviene per gli altri tre.

estroversione:

I fortunati sono più estroversi: conoscono tante persone, sono magneti sociali (cioè attraggono di più), si tengono in contatto con gli altri. Il ragionamento che fanno è quello che è meglio cercare di incontrare persone interessanti piuttosto che annoiarsi da soli. Più persone si conoscono, più aumentano le possibilità di fare incontri interessanti: i fortunati costruiscono e alimentano una solida “rete della fortuna”, data da numerose conoscenze. Questa maggiore disponibilità alla nuove conoscenze, associata al fatto che si aspettano incontri positivi, ne influenza il linguaggio del corpo: un viso più rilassato, sorridente, uno sguardo più diretto, una maggiore apertura. Questo atteggiamento influisce appunto sul magnetismo sociale, cioè le persone sono più attratte da altri individui “disponibili”, che si comportano in questo modo.Conoscono le persone, le attraggono e mantengono il rapporto:ecco come si creano e si colgono le oppurtunità.

nevroticismo

I fortunati hanno un atteggiamento più rilassato verso la vita. Questo influisce, oltre che sulla salute, anche sulla capacità di notare le occasioni che si presentano. Ricerche scientifiche hanno dimostrato come un alto livello di stress e ansia influisca sulla concentrazione: per questo spesso una persona non nota quello che succede intorno e, di conseguenza, nemmeno se vi è una oppurtunità favorevole. I fortunati sono più sereni e notano queste cose. Non si aspettano di incappare in determinate opportunità, ma non essendo ansiosi e avendo la testa libera (sono io, eh?), se ne accorgono quando ci sono. Vedono quello che c’è, anziche cercare quello che vogliono vedere.

apertura mentale

Semplicemente i fortunati sono aperti alle nuove esperienza. Si lanciano, sperimentano, provano e sui numerosi tentativi quelli che vanno bene più che compensano quelli andati male, che nella loro testa vengono immediatamente classificati come ininfluenti.

Principio numero 2:

Seguire l’istinto

I fortunati usano e seguono le intuizioni e il “sesto senso”. Secondo la psicologia il presentimento si basa sul concetto di familiarità: il nostro subconscio memorizza fatti, situazioni e sentimenti che spesso a livello conscio non notiamo, ma che sono presenti. Non sappiamo quindi ne come ne quando, ma associamo una scelta o una persona a qualcosa di già visto o provato: per questo motivo le intuizioni, i presentimenti sono spesso corretti e e affidabili. Questi presentimenti sono tipici riguardo le persone, ma spesso anche sulle situazioni, basti pensare ai famosi sensi di dejavu. Proprio perchè vi fanno molto affidamento, si danno anche da fare per potenziarlo. Le tecniche usate sono nella sezione esercizi, ma si può anticipare che la più comune è quella della meditazione, non intesa solo in senso orientale, ma anche come semplice “liberazione” della mente da tutti i pensieri superflui.

Principio numero 3:

Essere ottimisti

Direte: bella forza, essere ottimisti se sei sfigato. E’ quello che ho pensato anch’io, ma poi le sue argomentazioni mi hanno convinto..I fortunati si aspettano che tutto vada bene. Sempre. Dalla psicologia (e anche dall’esperienza) sappiamo che le nostre attese hanno un notevole impatto sui nostri pensieri, sentimenti e azioni. Questo prefigurare il futuro, che per i fortunati è roseo e per gli sfortunati nero, si definisce profezia autoavverante. Le profezie autoavveranti incidono su molti aspetti della vita quotidiana (salute, relazioni con gli altri, lavoro) e per la maggior parte delle tempo: a cosa pensiamo sempre?A come andranno le cose. Gli sfortunati sono convinti che le circostanze propizie svaniranno presto e che il domani continuerà ad essere cupo e grigio. I fortunati invece accantonano gli eventi sfortunati come semplici incidenti di percorso, come effimeri e transitori e, cosi facendo, conservano l’ottimismo iniziale.

I fortunati cercano di raggiungere i loro obiettivi anche se le possibilità di riuscita sono scarse e non si arrendono di fronte ai fallimenti. Gli iellati sono cosi convinti di fallire che spesso non provano nemmeno a raggiungere i propri obiettivi (non studiare per l’esame, non conoscere una persona supponendo che sia antipatica) e questo atteggiamento tramuta le attese in realtà. Gli sfortunati sono più ansiosi, come già detto in precedenza, e hanno maggiori difficoltà a concentrarsi su ciò che stanno facendo e spesso pensano ad affanni e problemi anzichè a quello che sta accadendo intorno

I fortunati si aspettano che le interazioni con gli altri siano propizie e vantaggiose. Le profezie autoavveranti hanno influenza sull’atteggiamento che hanno verso gli altri, come detto prima parlando del linguaggio del corpo. Wiseman fa un esempio molto chiaro: immaginate di andare a un appuntamento al buoi, dicendovi prima che la persona da incontrare è simpatica. Voi andrete abbastanza rilassati e convinti di passare una bella serata, quindi ben disposti, allegri. Con questo atteggiamento sarà più facile parlare e comunicare in modo positivo. Se vi avessero detto che la persona da incontrare era antipatica, sarebbe cambiato tutto, no?

Principio numero 4:

Trasformare la sfortuna in fortuna

Non è che ai fortunati vada sempre tutto bene, anzi. Il fatto è che riescono a vedere il lato positivo della sfortuna, usando il pensiero controfattuale, cioè immaginando cosa di più negativo sarebbe potuto succedere al posto di rimuginare su ciò che è successo davvero. In questo modo viene attuato l’impatto emotivo dell’evento e rafforzata la convinzione di essere stati fortunati. Allo stesso modo quando succede qualcosa di confrontano con le persone che stanno peggio. Un esempio fatto è quello di essere in mezzo a un incidente e di essersi rotto un braccio. Gli sfortunati lo vedono come un colpo di sfiga, i fortunati come un colpo di fortuna (avrebbero potuto subire conseguenze molto più gravi).

I fortunati sono convinti che, a lungo andare, le eventuali sventure si risolveranno nel migliore dei modi: concentrano l’attenzione su vantaggi che hanno tratto dalla situazione negativa, o quelli che potranno trarre in futuro (non mi hanno assunto?troverò un lavoro migliore). I fortunati non ripensano alla sfortuna, il loro modo di ragionare è: se non posso farci niente, non ha senso continuare a preoccuparsi.

Quando le persone ripensano agli aspetti negativi, cominciano a rattristarsi; quando invece si concentrano sugli aspetti positivi si sentono molto più felici. Questo ha influenza sulla memoria, in quanto la psicologia ci insegna che memoria e umore sono in relazione biunivoca.

Il fatto che credano che tutto andrà bene, non significa che lo diano per scontato e non facciano nulla. Anzi, si danno da fare per evitare anche la più piccola sfortuna in futuro, impegnandosi al massimo, tanto sono convinti di riuscire. Gli sfortunati, come già detto, spesso rinunciano in partenza pensando che non ci sia nulla da fare. I fortunati cercano di capire dove hanno sbagliato e correggersi, non dando la colpa solo alla cattiva sorte. Sono infine in grado di applicare delle soluzioni alternative, fantasiose, usando il pensiero laterale, mentre gli sfortunati sono molto più superstiziosi.

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4 risposte a FATTORE FORTUNA di RICHARD WISEMAN

  1. One ha detto:

    Ciao sono anni che ristampano più questo libro, non è che sai se ci sarebbe un modo per farmelo avere?

  2. One ha detto:

    Ciao sono anni che (non) ristampano più questo libro, non è che sai se ci sarebbe un modo per farmelo avere?

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